I SEEM TO HAVE NO CONCEPT OF TIME.

domenica, 15 novembre 2009

Il 12 novembre, sapevo che sarebbe venuto, prima o poi, il giorno della consegna della tesi, il giorno della verità perché avrei saputo se la relatrice mi avrebbe fatto laureare a dicembre o se mi avrebbe mandato a quel paese me e la mia tesi di due mesi, il giorno che io temevo più di tutti.

La mattina era stata una tragedia, non volevo neppure alzarmi dal letto. La notte prima ero andata a dormire dopo le tre del mattino, per finire la tesi  (ma diciamo che erano giorni che ero fissa al computer a scrivere) e, fino alle una, il mio angelo custode (suona molto kitsch, lo so... ma come chiamare una persona che ti sta accanto fino all'ultimo quando ne hai bisogno?) mi ha aiutata ad ultimare il tutto ma soprattutto mi ha fatto da supporto morale e per questo non finirò mai di ringraziarlo.

Ricevimento ore 11, ma avevo previsto che per non trovare la docente con le scatole girate, nervosa e scostante avrei dovuto essere tra i primi, così volevo essere già lì tra le 8 e le 9. Mi sveglio alle 7.30 (da qui all'università conto un'ora, 45 minuti di macchina e 15 minuti dal parcheggio a piedi)... dicevo, sveglia alle 7:30 e già inizia il pessimismo cosmico...


                 ...è già troppo tardi,
                  ...saranno già tutti lì tra poco...
                                              ...no che non ce la faccio ad alzarmi...
...e no che tanto vado inutilmente...
...in fondo posso dire di non essere stata bene...
...te lo meriti tutto, smorfiosa. Hai fatto la tesi in due mesi, te lo meriteresti proprio che ti rimandi a casa, non meriti invece di laurearti... come chi si fa il mazzo da mesi...
   ...E Umberto Eco ne sa... lui dice che se fai la tesi ci devi mettere almeno 6 mesi...

Specifico che non sto riportando queste frasi per dare una nota drammatica al tutto, tanto per, lo pensavo seriamente. C'è una cosa che mi stupisce di me (per dire la verità, non solo una, ma ora parlerò una cosa specifica), e cioè questi strani passaggi di stato. Penso si sia capito che, tutto sommato, sono una persona ottimista (neanche troppo, direi, ma tendo verso questa direzione). Ed ecco cosa non torna: quando capita, come a tutti, di essere in ansia, inquieta, avere delle paure e quindi di diventare pessimista, non sono solo pessimista a livelli ragionevoli, ma mi trasformo nel maggiore esponente di pessimismo cosmico all'infinito e senza misura. Non so se avete capito bene, ma la mattina sveglia alle 7:30 volevo rinunciare a partire solo perché pensavo fossero già tutti lì... Assurdo, lo so, ma l'ansia pre-tesi gioca brutti scherzi!

Alla fine, non si sa come, riesco a mettermi in moto. Insomma, tira e molla mi trascino a fare colazione con un caffè molto forte e mi sforzo di partire, alle 8 sono già in macchina, che si lascia guidare benissimo senza traffico e al calduccio. Arrivata a T., trovo parcheggio subito e pure all'estremità della fila di parcheggi (wow! Considero tale posto privilegiato, poiché il rischio che una macchina praticamente nuova come la mia venga ammaccata si riduce notevolmente) ed entro le 9 sono davanti allo studio della docente, e sono solo la seconda in fila, perfetto. Oltretutto, la prima è una ragazza che conosco e, more importantly, è messa peggio di me. No, non gioisco delle disgrazie altrui, ma mi consolo pensando che, a differenza, la mia tesi l'ho già finita, e quindi se lei si azzarda a tentare la fortuna con una tesi non ancora ultimata, a maggior ragione posso tentarla io (che 2 secondi prima mi vergognavo quasi ad essermi presentata lì... come al solito sono sempre brava a gratificarmi).

Detto questo faccio una parentesi: da noi ci sono solo due docenti di tedesco, per questo la situazione è così disastrosa e i tempi per le tesi normalmente sono così dilatati. Fatto sta che, comunemente, la mia relatrice è la più quotata, ma anche la più severa con le tesi, la più ritardataria e quella che fa tardare di conseguenza di più nella laurea, insomma, avete presente il tipo? Forse sa di essere importante e si approfitta di questo status e fa un po' quel che vuole (qui lo dico, qui lo nego: non me ne frega proprio niente, io la stimo sopra ogni cosa a prescindere). L'altra docente nvece, la mia correlatrice (se non è zuppa è pan bagnato: se una fa la relatrice, l'altra è co, e viceversa, ormai firmano ad occhi chiusi le carte!), dicevo, l'altra è un gioiello di docente. Quando fa il ricevimento a un'ora, alla fine viene un po' prima e se c'è qualcuno che aspetta, magari già da ore, lo fa entrare, sempre se è solo per una firma. Poi però una c'ha i bambini, una c'ha il marito, una c'ha il fidanzato, una sta male,... insomma, fa entrare tutti! Ti rispetta, ti dà consigli, ti dice che se non frequenti puoi sempre prenderti gli appunti da qualcun altro (prima volta che sento una cosa del genere: ché, badate bene, se sei una non frequentante, normalmente sei un essere spregevole e indegno e in quanto tale ti meriti 10 mattoni in più da studiare a menadito rispetto ai piccoli dolci cari frequentanti, cuccioli loro...)...  Anche per questo la ritengo carinissima. Perché tutto questo discorso? Perché la ragazza di cui parlavo sopra ha lei come relatrice, proprio perché la mia relatrice si è rifiutata di farla laureare a dicembre... quindi alla fine, la sua situazione mi consolava fino a un certo punto: sapevo di essere in pericolo comunque vista la diversa relatrice.

L'ansia però se ne va piano piano man mano che arrivano le altre. Mi rendo conto di essere un caso più unico che raro: nessuna sembra aver finito ancora la tesi, nemmeno quelle con la mia relatrice! Cerco di rilassarmi ma non riesco... Io finché non ho quella firma, non sono tranquilla!

Arrivano le 11, e la relatrice arriva solo 5 minuti in ritardo.

Finalmente arriva il mio turno... entro, e mi mette a mio agio
(???!!!!). Normalmente ti saluta tutta scazzosa (anche con me, e devo dire che le sto simpatica. Figuriamoci con chi le sta sulle palle come fa ). E... non c'è molto da dire. Io le dico candidamente e tranquillamente "le ho portato la tesi ultimata..." (e poi le do una rivista tedesca che potrebbe interessarle... ghgh... fa parte ancora della mia tattica ). E lei mi chiede "Hai il foglio da firmare?" Cioè, devo ancora rendermene conto... Praticamente è stata lei a chiedermi di firmare! Sì avete capito bene... A me sembra di vivere in un sogno, sto sognando, è tutto così strano... Anche la consegna delle carte in segreteria è stata una cosa veloce, il giorno dopo. Normalmente, conoscendo il mio rapporto con la burocrazia, manca sempre qualche carta, e invece...

... invece il 17 dicembre mi laureo,
                             ed è tutto vero.

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giovedì, 12 novembre 2009

DAS IST DIE PERFEKTE WELLE
(The impossible is possible)


relatrice MD
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categorie: uni , yeah
martedì, 10 novembre 2009

Alla fine il secondo capitolo in parte perso sono riuscita a concluderlo di nuovo, con risultati più soddisfacenti dal punto di vista della quantità (con 3 pagine in più), ma dal punto di vista qualitativo resta comunque il rammarico per un paio di frasi che a parer mio nella vecchia versione erano davvero power, ma pazienza, è acqua passata e sono tutto sommato contenta del risultato.

È stato un capitolo molto travagliato e spero che piacerà alla rel. come il primo. In realtà certi concetti espressi nel secondo (come dicevo in un precedente post) ricalcano appieno dei concetti da lei stessa espressi in moduli che ho frequentato proprio con lei, e lì sarei in una botte di ferro.

D'altro canto ho pur dovuto in qualche modo presentare i personaggi principali del libro, e ho dovuto stare molto attenta a non tramutare la mia trattazione in un'analisi dei personaggi (cosa che lei assolutamente non avrebbe potuto approvare). In molti punti della trattazione ho sottolineato "DAL PUNTO DI VISTA COMUNICATIVO si può affermare che...", spostando il focus sulla comunicazione qualora delle inevitabili analisi potessero venire scambiate con analisi psicologiche dei personaggi. Specialmente su un punto spero di non venire fraintesa, e cioè quando parlo dell'astrazione dalla realtà di un personaggio. Che lui si astragga è un dato di fatto, però essendo quello dell'astrazione/alienazione un tema letterario, non vorrei che poi il mio discorso venisse disapprovato...
Il titolo del capitolo comunque lei lo conosce, e l'ha approvato, e io ho solo cercato di attenermi a quel titolo.


Sì, il terzo capitolo l'ho iniziato, ho fatto sia l'introduzione (che di solito è la nota dolente, invece mi è uscita abbastanza celermente...) e sia il primo paragrafo "introduttivo" (penso che la mia tesi sia costituita più da introduzioni che contenuto succoso ). Il primo paragrafo è stato più difficile perché quando fai una tesi sull'interculturalità non ci scappi: prima o poi devi  introdurre il discorso "stereotipi", cercando di non essere banale, cercando di non dare definizioni troppo assolute (ne esistono a bizzeffe e bisogna far vedere di considerarle, non è certo un argomento nuovo!) e cercando di non andare troppo nel dettaglio (non è mica una tesi sugli stereotipi). Speriamo alla relatrice piaccia la mia idea, ho cercato di essere più originale possibile e dare la mia definizione più che fare una serie di copia incolla e mettervi delle citazioni (anche se poi ho messo un paio di citazioni per avvalorare comunque ciò che dico).

Adesso mi addentro nel cuore del capitolo (finalmente!). Da una parte parte mi sembra il capitolo più leggero e carino, dall'altra come al solito devo fare attenzione a non banalizzarlo troppo e non fare considerazioni troppo semplicistiche. Spero comunque che ne venga fuori una cosa interessante e nel contempo divertente: nell'intro ho sottolineato che se i primi due capitoli erano relativi alla parte più "seria", quest'ultimo è dedicato alla parte più "umoristica" del romanzo (speriamo che però il mio capitolo non diventi una barzelletta esso stesso...).

Sicuramente verranno più di trenta pagine, ma ufficialmente alla trentesima pagina mancano solo circa due pagine e mezzo Chissà perché ma questa cosa mi tranquillizza. Fatto sta che io debba finire al più presto, quindi torno a lavorare!
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categorie: uni
giovedì, 05 novembre 2009

русский язык


Ora vi spiego perché mi ha preso così tanto lo studio di questa lingua, che inizialmente avevo intrapreso quasi sentendomi obbligata per motivi accademici.

Dunque, intanto perché è una lingua indoeuropea (forse non tutti lo sanno? Io non ci avevo mai pensato, a dire il vero, anche se ho studiato le famiglie/i gruppi/i ceppi linguistici, di solito se si chiede di nominare una lingua indoeuropea di certo il russo non è il primo che viene alla mente).
Una parentesi: il fatto che tanti non sappiano che il russo è una lingua indoeuropea non penso sia sinonimo di ignoranza (come magari qualche altezzoso docente potrebbe far credere dall'alto della sua sapienza, come capita spesso), ma penso più che altro sia sinonimo di fraintendimento (secondo me giustificato): esiste un'altra famiglia linguistica più o meno staccata da quella indoeuropea (questo non è ancora ben chiaro nemmeno agli studiosi, a quanto sembra, comunque mi documenterò), e questa si chiama "uralica". La famiglia uralica ha dei sottogruppi, tra i quali è presente anche quello delle lingue "ugro-finniche", di cui fa parte il finlandese, ad esempio, e di cui dovrebbe fare parte anche il russo (e d'altronde la vicinanza linguistica tra Finlandia e Russia è risaputa). Dico dovrebbe, perché ufficialmente il russo è lingua indoeuropea, ma ancora non si sa quanto la famiglia ugrofinnica abbia influenzato il russo.

Dicevo che il motivo per cui mi piace è anche da rimandare alla famiglia linguistica. Non che io disdegni particolarmente le lingue orientali o altri ceppi (le conosco poco, anche se del cinese non ho un buon ricordo!), ma perché conoscendo altre quattro indoeuropee, due germaniche e due romanze (di cui  una è l'italiano), esplorare il ceppo slavo mi incuriosiva anche in termini contrastivi, perché se c'è una cosa che mi piace fare, è proprio quella di mettere a confronto lingue e culture.


Un altro motivo, che ho scoperto solo dopo però, è la scrittura. Io che ho un'alta componente di fanciullino dentro, ho potuto ritornare un po' bambina ed esercitarmi ad imparare a scrivere. Ebbene, non avrei mai e poi mai creduto (anche per la mia non-conoscenza) che il russo potesse avere una scrittura in corsivo così curata, precisa e così legata alle tradizioni: scrivere in corsivo per questo mi riporta indietro alla seconda elementare, quando si compravano i quaderni a righe (ricordo ancora le tre tipologie: prima le righe grosse, in seconda elementare, poi c'erano i quaderni di terza, con una righetta piccolina alternata a una grande, e poi infine le righe normali "di quinta", quelle che uso tuttora e che allora si diceva usassero "solo i grandi").
Quando alle prime lezioni di russo ho dovuto imparare sia lo stampatello minuscolo e maiuscolo e sia il corsivo (per ora solo minuscolo), pensavo fosse uno scherzo, ed invece è una cosa fondamentale, e vi assicuro che le due scritture si distinguono tra loro non di poco (quindi sconsiglio caldamente di studiare russo a chi non piace scrivere con cura e precisione. Non voglio insinuare di essere precisa io, però mi piace il fatto di imparare a scrivere in corsivo e provare). Una cosa importantissima sono i ricciolini; quelli, per capirci, che in italiano sono leggermente abbozzati nella "o" in corsivo minuscolo o nella "A" corsivo maiuscolo (ve la ricodate la "A" in corsivo maiuscolo, si? Io sì, ma so che ho dovuto ragionare un po' prima di ricordarmi altre lettere come la "t" ad esempio ). I ricciolini "abbozzati" nella nostra scrittura latina, sono ricciolini veri e propri in russo, e nello specifico abbiamo la "m", la "l" (elle) e la "я" che se non sono arricciolate, non s'hanno proprio da fare!


Un altro motivo è l'approfondimento della cultura e della storia russa, che io praticamente non conosco. Ho fatto la tesina in quinta superiore sulla rivoluzione russa, ma diciamocelo francamente: ero unicamente motivata dall'idea di portare all'orale la mia analisi di Animal Farm di Orwell in inglese. Il collegamento poi con storia e la rivoluzione d'ottobre è venuto da sé, ma di mia iniziativa non avrei certo studiato la storia russa, che oltretutto non avevamo affrontato in classe (e si sa, di storia non sono mai stata molto appassionata. Vuoi perché secondo me viene insegnata male, vuoi perché io non sono una cima, fatto sta che non sono mai stata bravissima e le mie conoscenze sono molto lacunose, soprattutto sulle date sono una schiappa).

Infine mi piace come suona questa lingua, mi affascina, quindi vorrei immergermi in questo nuovo mondo di suoni, cadenze e intonazioni. (Ho iniziato a proposito a vedere l'intonazione, che per noi italiani è sempre un dramma cambiare, e appunto, anche io sto avendo difficoltà, ma piano piano... e poi è inutile che imparo l'intonazione se non so ancora parlarlo!)

Questo è quanto. No ho elencato il motivo della lingua emergente dal punto di vista economico-globale perché per me questo non è uno stimolo sufficiente, e nonostante tutti i miei sforzi per comprendere chi mi dice (ce ne sono tanti) io avrei scelto la lingua x, serve di più, (dove "x" sta, il più delle volte, per "cinese") riesco solo a vedere queste considerazioni come superficiali (forse poi così facendo divento altezzosa come i docenti di cui parlavo più sopra, ma non riesco ad evitarlo, anche se ovviamente tengo per me questi pensieri e li scrivo solo qua!). Mi spiego: tanto meglio se un domani delle conoscenze cruciali potranno tornare utili sul lavoro anche in vista della globalizzazione, dei Paesi emergenti ecc... Ma se si pensa di affrontare lo studio di una lingua solo con questa motivazione, secondo me si è già sconfitti in partenza, praticamente come le mie ex-colleghe di studio che avevano scelto tedesco seppur odiandolo, perché, in fin dei conti, "qui serve" (poi si sono trovate costrette a dover cambiare). E da qui partirebbe tutta una mia disquisizione polemica che mi farebbe andare fuori tema. Comunque su questo punto sono molto ferma e nonostante questa mia posizione possa venire fortemente criticata, sono abbastanza inamovibile.

Tornando al discorso prettamente linguistico, finora riesco solo a fare piccole frasi, intanto però riesco già a scrivere sia al computer e sia a mano, in corsivo, abbastanza con padronanza. Sono anche consapevole che l'entusiasmo iniziale potrebbe calare di molto quando comincerò a studiare i casi (ce ne sono 6), però, come dicevo sopra, la cosa che mi stimola molto è il confronto con le altre lingue e anche lo scoprire elementi di novità. Finora la novitá più grande, ed anche la mia acerrima nemica (basti guardare le correzioni di parere unanime!), è la lettera/il suono
ы una "i" pronunciata con la lingua indietro e alzata, oppure, se vi piace di più quest'altra spiegazione, una "u" pronunciata con le labbra stirate come quando si fa una "i" (provate e vi uscirà un verso non proprio carino, ma è quello, ve lo assicuro! ). E non è che sia un suono "tanto per", della serie ma sì, me lo imparerò poi, no, bisogna cominciare subito a conviverci con questo dramma, perché ben tre pronomi personali contengono il suono incriminato, quindi devo darmi da fare! Ora non vi nomino tutte le complicazioni, però... un'ultima cosa: quando si legge, se vi piace l'enigmistica, vi piacerà anche il russo, infatti inizialmente è come risolvere un rebus; in pratica: in corsivo la t si scrive m, la b si scrive come la d, la d si scrive g, la r si scrive p, la p si scrive n, la n si scrive H, la h si scrive x, la i si scrive u, la u si scrive y, la m si scrive come la u con un ricciolino ben marcato, senza ricciolino se no è una i!... ok la smetto!

Dicevo che mi appassionana fare i collegamenti tra le lingue... Bene, innanzitutto sono piacevolmente sorpresa, perché finora ci sono diverse analogie con il tedesco: intanto la Auslautverhärtung, che nella pronuncia forse mi avvantaggerà un pochino: sono già abituata a togliere la sonorità alle consonanti finali. Ma le affinità col tedesco non finiscono qua, abbiamo tre generi (maschile, femminile, neutro, ma fortunatamente senza articoli!) e poi diversi vocaboli, questi sono quelli simili che conosco finora, ma spero di scoprirne altri. Allora:

Russo: стул (stul) - Tedesco: Stuhl
Russo: душ (dusch) - Tedesco: Dusche
Russo: кино (kinoo) - Tedesco: Kino
Russo: аптека (aptieka) - Tedesco: Apotheke ...

Ma in generale, molti vocaboli assomigliano alle altre lingue indoeuropee (adesso non li scrivo tutti perché devo ancora abituarmi bene a scrivere al computer in russo).

Alcune parole sono divertenti, ad esempio quelle con le sibilanti, e in particolare, quando pronuncio la parola armadio (шкаф - pronuncia "schkaf"), mi mmedesimo tanto in un napoletano quando dice "scccchifo" (o qualcuno comunque con la parlata meridionale) perché quella "sc" è marcatissima come capita in certi dialetti italiani. (Addirittura abbiamo due tipi di sibilanti diverse, in russo ma per ora non vado oltre).

Volevo mettere nero su bianco il mio entusiasmo e mi sono dilungata alla fine!

martedì, 03 novembre 2009

Bene, ieri stavo per scrivere un altro post facendo delle riflessioni con la bella notizia che il secondo capitolo è ultimato, che ci ho messo tanto ma infine ce l'ho fatta, ecc... Insomma, un post per gratificarmi un po' e per dare inizio alla parte più leggera del terzo capitolo.

Ebbene, è inutile che io lo posti: ieri pomeriggio verso le 15:30 non so come, mi si è cancellato il lavoro importantissimo di un giorno di lavoro di tesi

Non so davvero come sia potuto succedere. Il secondo capitolo l'ho finito il primo novembre.
Ieri, 2 novembre mattina, apro il file ed è ancora tutto lì, quindi avevo salvato (ok che sono svampita, ma non a tal punto da dimenticarmi di salvare!).
Bene, apro il file il pomeriggio ed è tutto sparito, e beffa delle beffe, guardando le proprietà del file, mi rendo conto che c'è scritto "ultima modifica: 31 ottobre", ciò significa che ho di fronte a me il vecchio file senza le MODIFICHE CRUCIALI CON CUI HO FATICOSAMENTE FINITO IL SECONDO CAPITOLO IL 1 NOVEMBRE!

Ho provato 5-6 programmi per recuperare file dal cestino/cancellati, e trova file di tutti i generi, file che ho cancellato SECOLI FA! Quelli li trova! La mia tesi no, evidentemente l'ho accidentalmente sovrascritta, anche se come ho fatto a sovrascriverla se avevo giá salvato la versione del 1 novembre??

Allora ho scaricato un programma che promette di recuperare anche i file sovrascritti (più difficili da recuperare rispetto ai file cancellati. Un giorno mio papà mi raccontava proprio che se non vuoi lasciare tracce, non cancellare i file, sovrascrivili).
Ebbene, scansioni di ore ed ore (notte intera), stamattina ha trovato addirittura file word che risalgono a 10 anni fa, ve lo giuro! È agghiacciante, in ogni caso non c'è traccia del mio file del primo novembre.

Sto per arrendermi... Certo a distanza di due giorni, voi direte, mi ricorderò qualcosa di ciò che ho scritto... Sì certo in termini di righe non avevo scritto tanto, ma erano dei cambiamenti più che cruciali perché ho spostato spezzoni di discorso, fatto piccole aggiunte... e siccome ero in procinto di concludere il capitolo, stavo tirando le fila del discorso insomma, ho spostato queste parti di tesi diverse volte prima di trovare la versione che mi aggradasse, ero in una fase di stallo DA GIORNI, da giorni non riuscivo a concluderlo, è la verità, non lo dico tanto per drammatizzare il tutto.. Adesso non so dove mettere le mani, e il tempo stringe e devo ancora iniziare il terzo!!!


Beh, cosa bisogna fare in questi casi? Secondo me dopo la disperazione di tutto ieri, bisogna dirsi che "c'è di (molto) peggio" è meglio che mi metta di buona lena per recuperare il salvabile. Bisogna essere positivi, chi mi dice che una rielaborazione non possa far uscire un risultato nettamente migliore? 
Non appena avrò nuovamente ultimato il capitolo verrò qui ad aggiornare, stavolta però lo salvo sul pc, lo salvo sulla chiavetta, lo salvo sulla seconda chiavetta, faccio un backup (n.b. si può impostare word perché faccia backup automatici) e lo invio per e-mail.

postato da fairygirl alle ore 11:47 | link | commenti (2)
categorie: uni , melancholy mellon collie, im going grazy
venerdì, 30 ottobre 2009

Quando avevo iniziato l'università io (tempi che furono! ) erano ancora i tempi in cui potevi telefonare alla portineria della facoltà e farti dire i voti dell'esame, magari telefonavi anche 4-5 volte e stavi in ansia perché i risultati sarebbero usciti di lì a poco, i portinai erano sempre disponibili, evidentemente riuscivano a capire l'ansia di noi studentesse fuori sede.

Forse i miei esami più belli sono stati quelli di storia della cultura inglese... Più belli per tante ragioni messe assieme. Per prima cosa, gli argomenti erano attuali ed interessanti. Londra moderna, studi post-coloniali, lezioni che ti catturavano dal primo all'ultimo minuto anche grazie alla multimedialità (che non era mai fine a sé stessa), letteratura, geografia, storia, antropologia... c'era davvero di tutto in quelle lezioni. Seconda cosa, erano due esami assieme di fine modulo su due argomenti... sì correlati ma anche diversi, e quindi nell'insieme era un esame 2 in 1 davvero tosto, quindi i voti finali per me avevano peso doppio per la gratificazione e dello studio che ci avevo messo. Terza cosa, l'insegnante era davvero una persona in gamba, competente, anche se l'ho capito solo dopo e me ne dispiaccio. Assieme alla mia relatrice, penso sia la docente migliore che io abbia avuto. Quarta cosa, i voti finali che ho sentito al telefono dalla portinaia che mi ha detto "vediamo..... trenta" e io "sì ok. E l'altro modulo invece?" e lei "te l'ho detto, trenta!" e io sbigottita "ah, tutti e due????????" e lei "sì, c'è scritto così... complimenti!", me lo ricordo ancora adesso, credo che pochi esami mi abbiano dato così tanta soddisfazione, sia per i motivi sopra esposti, ma anche perché ero convinta di fallire. Nel mio corso c'erano un sacco figlie di papà snob e oche che si vantavano continuamente dei loro viaggi, naturalmente tutti in Inghilterra e tutti a Londra, dove io non ero mai stata (io non ero nemmeno mai stata in Inghilterra). Prepararmi all'esame era stato per questo motivo durissima, il mio dolce T. fortunatamente mi aveva procurato una gigantesca mappa della Greater London (un libro, più che una mappa!) e ho passato i pomeriggi a studiarmela, a capire dove fossero tutti i Landmarks e cercare di orientarmi (chi conosce il mio senso dell'orientamento sa che NON è cosa facile per me). Alla fine non ho sentito di nessuna delle oche che aveva preso 30 ed anzi, l'esame era andato male a parecchie persone... Già prima dell'esame ne ero convinta, e da allora lo sono ancora di più, e cioè non contano niente tutte queste cavolate, conta di più la volontà di raggiungere qualcosa che non tutti i fronzoli che ci stanno attorno.

Il risultato del primissimo esame che avevo dato però, al contrario delle consuetudini, era uscito online nella mia area riservata, un tristissimo ventiquattro di tedesco, ancora adesso mi vergogno di questo scempio. Essendo stato il mio primo voto ed essendo io ancora poco esperta delle dinamiche universitarie, lo accettai con la coda tra le gambe, anche perché era stato il voto più alto se non erro (forse c'era stato un venticinque). Non ricordo molto di questo esame, se non che era scritto e che era un esame idiota e privo di utilità, e che odiavo profondamente la docente, di cui invece ricordo benissimo il nome (per fortuna l'hanno cacciata al termine del suo contratto). Dopo questo piccolo incidente di percorso però sono riuscita a riscattarmi e a prendermi quello che mi era dovuto, i voti di cultura inglese, gli altri di lingua ecc... . Ho una docente favolosa anche di inglese (una delle poche a contratto che sono brave...) e un grandissimo prof di filologia germanica (anche lui contrattista ma habitué, è come se fosse un ordinario). Anche di linguistica applicata ho un prof mitico e il corso mi prende talmente tanto che quando prendo 26 decido di ridarlo per uno sfizio mio, tanto mi era piaciuto l'argomento, poi lo ridò e prendo 30, evvai! Insomma, un anno in cui ho lavorato duro ma in cui si sono visti risultati.

Come in ogni mio ciclo scolastico, nel secondo anno sono andata in crisi (ricordo ancora i miei disastri in seconda elementare, in seconda media e in seconda superiore!)..., colpa di tutte quelle materie inutili che avevo dovuto farmi... Ho cominciato a stancarmi di frequentare, non capivo più niente delle materie inutili, le crisi sentimentali mi avevano devastata, insomma, un vero e proprio macello. Passo un esame di filologia germanica (non col prof grandissimo di cui sopra, ma col titolare, una persona che NON stimo per motivi che vi spiegherò), dicevo, lo passo con 21 e consapevole di aver copiato tutto da cima a fondo da una compagna, lo rifiuto, dicendomi che non avrei potevo cadere intellettualmente e moralmente così in basso. Unica eccezione di quest'anno devastante è un esame di letteratura italiana su Menzogna e Sortilegio di Elsa Morante, un mattone che io ho inaspettatamente amato alla follia e al cui esame ho preso "solo" 28. (Quando metti così tanta passione in un esame come ci avevo messo io in quello lì anche un 28 può sembrarti poco ). Gli esami che non riesco a dare (storia dell'arte, due esami diversi, due mattoni) me li porto dietro fino... fino alla fine dei tempi penso io... invece "solo" fino al (..la fine del) primo anno fuori corso e li supero più (28 meritato ) o meno (19 regalato ) bene. Sempre nel secondo anno, arrivo a tal punto che persino l'ultimo esame di tedesco mi disgusta (colpa della docente, un'altra contrattista che non mi va a genio, toh), ma quell'esame rappresenta anche la fine della mia tortura "italiana": vinco la borsa di studio Erasmus e scappo più veloce della luce a Marburg, dopo essermi assicurata che anche l'ultimo esame di tedesco appena citato di secondo anno io possa darlo a Marburg. A risposta affermativa mando (mentalmente, si intende) un bel "TIEEE "  a quella docente insopportabile e dimentico tutto, mi lascio tutto indietro e faccio le valigie.

Il terzo anno a Marburg è stata la scelta, dal punto di vista professionale, migliore che io abbia mai potuto fare in tutta la mia vita, e paradossalmente non è stata nemmeno una scelta, dato che stupidamente mi ero fissata con Galway e l'Irlanda e avevo pianto quando avevo saputo di non essere io la prescelta. A Marburg comincio a frequentare corsi a più non posso e non mi stanco mai. Linguistica tedesca, grammatica tedesca, grammatica inglese, traduzione inglese-tedesco, academic writing, storia... mi vendico di tutte le materie inutili e soporifere del secondo anno, e in questo terzo anno, storia a parte, frequento solo corsi linguistici. Va addirittura a finire che ho crediti in sovrannumero, ma la mia vita universitaria in Germania è organizzata talmente bene che tutto mi sembra semplice e naturale, miglioro il mio inglese e l'anno lì mi dà molto più che non in due anni di università in Italia, non so, forse è anche l'amore che dà questa carica. Sì perché anche se vivo da sola, ho la mia privacy e sto benone, il weekend invece prendo il mio intercity e corro nella città che amo di più in tutta la Germania per passare weekend di coccole, calcio, studio, relax, film, giochi di società, ristoranti greci, letto, coccole, coccole, gite, zoo... ecc...., e tutto questo gratuitamente (intendo il viaggio), visto che Marburg è una delle poche città che offre l'abbonamento dei treni per un semestre anche per gli IC fino ad Heidelberg (circa 180 km), guarda caso, la direzione che DEVO prendere ogni fine settimana. Andare in università il venerdì non esiste, quest'abitudine tedesca non mi abbandonerà mai: ad oggi io non riesco a concepire l'università di venerdì e devo trascinarmici a forza, se non proprio rinunciare.  Ogni tanto torno in Italia per dare gli esami di competenze linguistiche, le bestie nere del nostro corso di laurea ma che io passo sempre senza problemi... normalmente la gente da noi ritarda a laurearsi per colpa delle competenze di lingue: anche se hanno la tesi già pronta da tempo non riescono a passarle (secondo me un controsenso assurdo, se le lingue sono le tue materie principali). Mi mordo la lingua se penso che il mio ritardo è invece dovuto a quelle materie inutili odiose che nulla hanno a che fare con le mie materie di indirizzo! Parentesi chiusa.

Poi viene il mio primo anno fuori corso, l'anno in cui in università però quasi non ci metto piede, praticamente pago solo le tasse, do un paio di esami previsti (vedi esami inutili più sopra) e imprevisti (vedi sotto) vado a un paio di ricevimenti dai docenti e poi affronto  la burocrazia. post-erasmus (sì, AFFRONTO, perché è stata una lotta, a distanza, dall'Inghilterra, mentre  facevo girare la povera mamma su e giù dall'uni, che solo per questo dovrei farla santa). In quest'anno fuori corso invece che pensare a finire e laurearmi, pima vado in Inghilterra a studiare inglese e lavorare con una borsa di studio (mica è colpa mia se c'era questa opportunità!), poi lavoro qua in Italia con i turisti (non devo diventare una "mediatrice linguistica"?), poi lavoro ancora come insegnante di italiano per tedeschi (fino a una settimana fa) e poi inizio la tesi... (non proprio tutto nell'ordine ma quasi... stabilire temporalmente quando ho iniziato la tesi non è facile).  sulla torta: quando sono in procinto di preparare la tesi finalmente, conto i crediti e mi rendo conto che mi mancano ben 2 esami a scelta. Certo, avevo crediti in sovrannumero, peccato che se non li ho fatti riconoscere a tempo debito (nei tempi in cui facevo girare la mamma per gli uffici dell'uni mentre ero in Inghilterra, se le facevo fare pure questo poverina...), e se me ne accorgo dopo il tempo utile, non posso farci niente! Per fortuna me ne accorgo ancora a gennaio, e riesco a preparare un esame di filologia germanica (col mitico prof) e un esame di glottologia molto interessante sugli antroponimi, che sarà il mio ultimo esame, evviva!

L'inizio della tesi è particolarmente travagliato. Ogni tema sembra o troppo difficile, o troppo banale, o troppo letterario, o troppo frammetario... niente mi va bene, non sono mai contenta di me e delle mie idee e la tesi tarda a prendere forma, passo dei mesi nel limbo, mesi in cui la mia stima cala notevolmente e in cui mi chiedo perché gente obiettivamente molto più scarsa di me si è già laureata, ha fatto questo cacchio di tesi, ha scritto in lingua straniera, e io  che so di essere in grado di fare molto di più, sono ancora qua a domandarmi cosa scrivere? A cosa serve la conoscenza se poi non la si sa applicare o sfruttare al meglio?
Quando si pensa alla tesi si crede che ci si facciano delle idee sommarie, poi si inizia a scrivere e tutto diventa più semplice. Assolutamente falso (per me). Nel mio caso il tempo di preparazione è stato ed è tuttora troppo, troppo. Prima di scrivere c'è molta riflessione, e ancora mi rimangono i dubbi. Ho trascorso tanto, troppo tempo a cercare di formare le mie idee chiaramente e immaginarmi la struttura del mio lavoro. Finalmente, dopo molte esitazioni, accetto il fatto che io debba per forza scrivere su uno dei miei libri preferiti e su un tema che inevitabilmente affronto nella mia vita di tutti i giorni, la comunicazione interculturale. Perché ci ho messo così tanto tempo ad accettarlo? Perché ho sempre sottovalutato questo tema e soprattutto, perché svaluto così le mie idee, invece di difenderle? Peccato, ma comunque meglio tardi che mai, il lavoro sul tema su cui ho sempre desiderato scrivere sta procedendo, alcune interruzioni a parte, e ora quello che spero è di riuscire a laurearmi il 17 dicembre, visto che ho già iniziato a frequentare qualcosa della laurea magistrale (russo, che mi piace molto!). Fino a due settimane fa questa data era tassativa, altrimenti non potrei iscrivermi alla laurea magistrale. Adesso però qualcosa è cambiato e forse ho scoperto cosa voglio fare nella vita, e forse tra queste righe è trapelato ma è meglio che trapeli sottovoce perché sbandierare troppo le cose in questo caso non penso mi faccia bene. Rimane comunque il fatto che il mio obiettivo resta lo stesso il 17 dicembre, perché... è sufficiente dire che DEVO laurearmi? (è quasi una pretesa, la mia, anche se non devo darlo a vedere alla relatrice, almeno questa è stata la tattica finora).

Torniamo a noi... Perché tutto questo excursus storico? Prima facendo ordine tra i miei file ho trovato le mie vecchie presentazioni di power point, ero solita usare questo programma per studiare. Un programma colorato con frecce, evidenziazioni, colori, schemi... Le tengo con cura tutte quelle presentazioni... ogni volta che le trovo tra mille file e cartelle capisco da dove vengono tutti i miei voti alti, mi rendo conto dello stra-mazzo che mi sono fatta in tutti questi anni e che tutti i miei successi sono meritati e che dovrei gratificarmi, ogni tanto... invece non lo faccio mai, e se penso a tutto quello che ci ho messo, qualsiasi voto di laurea alla fine so che comunque non farebbe giustizia, come so benissimo, allo stesso modo, che dopo essermi fatta tutta questa fatica, una misera laurea triennale, ormai snobbata da tutti, non potrà mai rendere giustizia a tutto quello che c'è stato dietro e riflettere nemmeno minimamente tutto il mio percorso. Per fortuna che (forse) non è solo il pezzo di carta che conta, ma anche (o soprattutto? Spero...) quello che si è.

La mia speranza ora è che la rel. si renda conto di questo, o meglio, possa immaginarselo conoscendomi, e che capisca che sarebbe l'ora che la sua C. (sì, lei dà del tu ai suoi studenti) si laureasse e che capisca che per questa C. ormai la tesi è solo questione di formalità. Io penso che tutto serva, anche questa tesi, sì, penso che mi potrà servire in futuro... non il contenuto in sé, che più che altro credo sia una formalità, ma quello che ti fa crescere è la preparazione e l'organizzazione che ci metti, e anche il fatto di vedere crescere una creaturina "tua" (nel mio caso, ho fatto tutto da sola... forse anche per questo era necessario che io facessi molto attenzione ai contenuti, per non rischiare che tutto mi venisse bocciato una volta letto dalla rel.)

Vado a letto, e domani continuo a scrivere, e studiare russo... Mi sento un po' meglio ora, ho buttato fuori tanto sul passato, cose che so ma a cui poche volte penso... Sentivo il bisogno di fare un riepilogo di questa fase della mia vita.

postato da fairygirl alle ore 01:56 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni, ricordi, uni
martedì, 27 ottobre 2009

Sto (pseudo)scrivendo la tesi... ma intanto voglio rallegrare un po' l'atmosfera uggiosa del blog... E siccome non ho tempo di raccontare le mie ultime due settimane, lo faccio con un video che è molto dolce.


postato da fairygirl alle ore 20:56 | link | commenti
categorie: video, moonsongs
domenica, 25 ottobre 2009

Ho passato due settimane che mi hanno fatto capire tante cose.. tante cose belle, positive.

Adesso che sono finite mi sento un po' un vuoto. Devo continuare con la tesi (molto celermente) e devo decidere cosa fare dopo, visto che queste due settimane hanno un po' rivoluzionato tutti i miei piani. Tra poco mi sentirò con T. e mi chiederà cosa ho fatto oggi. Saprà che non ho fatto la tesi e mi sentirò una merda.. Ma già dovevo studiare russo, e cmq ho iniziato solo tardo pomeriggio, dato che c'è sempre qualcosa che mi viene fatto fare e che rovina i miei piani giornalieri.

Non so voi, ma oggi qua la casa è invasa dai moscerini, eppure non c'è frutta in giro, non capisco che succeda ma la cosa è abbastanza schifosa, anche perché è tutto il pomeriggio che sto cercando di studiare russo, già devo scrivere in un altro alfabeto, poi se hai moscerini che ti ronzano davanti al pc non è il massimo.


Ogni volta che si va a casa di qualcun altro per me è una tragedia... Mi rendo conto che ogni famiglia normale vive in una casa decente e noi viviamo in una bettola, è così, per questo preferirei non fare visita mai a nessuno per non rendermi conto di questa triste realtà.

Dall'esterno fa pena, per non parlare del giroscale. No, non si può ristrutturare, siamo in 3 proprietari in questa casa e quando c'è stata l'occasione uno dei 3 ha detto di no...

All'interno la nostra casa è un buco. Già, perché metà appartamento è stato separato per affittarlo, nell'altra metà ci viviamo noi. Niente salotto perché da esso e dal secondo bagno è stato ricavato il miiniappartamento da affittare (e questo sarebbe il meno, attenzione...), tv in corridoio con solo 1 spettatore possibile seduto in poltrona... (quindi non si può guardare un film in famiglia. Quando più persone guardano la tv, il privilegiato sta in poltrona, gli altri in terra o sul pouf). stanza da letto: prima condivisa da me e mio fratello (ho 24 anni e non ho mai avuto una stanza da sola), adesso dormo con mia mamma nel lettone, mentre mio papà dorme sul letto a castello, motivo? Nella mia stanza ho l'asma, non ci posso dormire, un'allergia che non si capisce bene a cosa sia e cmq irrisolvibile, quindi l'unica alternativa è dormire nella stanza dei miei.
Dove studio? In camera mia, quella dove di notte ho l'asma, dove ci sta anche mio fratello, peccato che per andare in bagno bisogna passare dalla mia stanza, quindi non esiste la quiete. Ho proposto di starmene nel monolocale che in inverno non affittiamo (l'altra metà di appartamento)... ho scritto i miei primi due capitoli di tesi lì, un paradiso, nessuno viene a rompere, si sta da Dio. Peccato che non si può, sarebbe uno spreco di riscaldamento scaldare anche quella stanza lì d'inverno (cosa assurda, dato che non viviamo in una mega villa, che ci vuole scaldare 30 mt.2 in più??).

Ci rendiamo conto? Io voglio andarmene di qua... Non si resiste... Ed è sempre stato così, siamo pieni di case eppure NOI non viviamo in una casa ALMENO dignitosa, mi sembra paradossale, impossibile.
postato da fairygirl alle ore 21:20 | link | commenti
categorie: im going grazy
venerdì, 09 ottobre 2009

Ho corretto la parte datami ultimamente. La trovi in portineria. Per me va piuttosto bene (formalmente nessun errore o quasi e l’impostazione è corretta). Se vuoi, puoi proseguire anche senza venire a ricevimento

FRG

 

 

Smile_by_engelvleugels

postato da fairygirl alle ore 22:22 | link | commenti (1)
categorie: yeah, pics that speak
martedì, 06 ottobre 2009


Causa lavoro e tesi non ho avuto tempo di ascoltare in maniera approfondita Far.
Questa però è stata amore a primo ascolto.


postato da fairygirl alle ore 13:36 | link | commenti
categorie: musica, moonsongs

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